Grazia Deledda e “Canne al Vento”

22 Nov , 2023 Storia

Grazia Deledda e “Canne al Vento”

Grazia Deledda, nuorese di nascita, soggiornò a Galtellì nei primi del ‘900 ospite della famiglia Nieddu – Angioy, di cui lascia una precisa descrizione nella decaduta nobiltà delle Dame Pintor, origine principale del capolavoro, Canne al vento che, con tutta la sua opera narrativa, gli valse il premio Nobel per la Letteratura nel 1927.
Nel romanzo Galtellì diventa affettuosamente Galte e le vicende narrate sono episodi appresi durante i suoi soggiorni galtellinesi e realmente accaduti, uniti a fatti di pura fantasia.

Il filo rosso che collega l’intreccio della storia è rappresentato dal servo Efix, attraverso le forti emozioni scaturite dalle diverse vicende d’amore, dolore, fede e morte che lo vedono vero protagonista del racconto.
La scrittrice riporta luoghi ancora oggi ben presenti nel Borgo, il nobile Castello di Pontes, ormai ridotto in rudere e la Basilica pisana, simboli di un glorioso passato; il Cristo che pare sorrida mentre gli calano lacrime e sangue; il poderetto a mezza costa sulla collina bianca dei colombi lungo le sponde del fiume Cedrino dove le panas lavavano i panni e i fantasmi andavano a caccia di cinghiali; il cono verde e bianco del monte Tuttavista solcato da ombre e da strisce di sole.
Tutti luoghi della Galte deleddiana chiaramente riconoscibili ancora oggi.
Il Festival consente di rivivere la vera atmosfera deleddiana, un immergersi reale nel racconto di Canne al vento, accompagnati dal suono della fisarmonica che, come nel testo di Grazia Deledda, si unirà alle esclamazioni di gioia dei pellegrini, ai canti corali ed ai versi dei poeti estemporanei, alle cantilene gravi delle preghiere e all’ospitalità che soltanto questa comunità è in grado di offrire.

«Intendo ricordare la Sardegna della mia fanciullezza, ma soprattutto la saggezza profonda ed autentica, il modo di pensare e di vivere, quasi religioso di certi vecchi pastori e contadini sardi (…) nonostante la loro assoluta mancanza di cultura, fa credere ad una abitudine atavica di pensiero e di contemplazione superiore della vita e delle cose di là della vita. Da alcuni di questi vecchi ho appreso verità e cognizioni che nessun libro mi ha rivelato più limpide e consolanti. Sono le grandi verità fondamentali che i primi abitatori della terra dovettero scavare da loro stessi, maestri e scolari a un tempo, al cospetto dei grandiosi arcani della natura e del cuore umano…»

(Discoteca di Stato: parole registrate di Grazia Deledda nella serie “La Voce dei Grandi”)

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