

Nell’opera di Grazia Deledda, l’arte, la musica e il canto collettivo occupano un posto privilegiato. Nei suoi romanzi ricorrono spesso feste comunitarie dove le voci si intrecciano in un’unica coralità. In Canne al vento, nella festa della Madonna del Rimedio, la scrittrice descrive così il paesaggio sonoro della tradizione: “Già alcune donne s’eran decise a riunirsi attorno al suonatore, porgendosi la mano per cominciare il ballo (…) Tutto il giorno la fisarmonica suonò accompagnata dai gridi dei rivenditori, dall’urlo dei giocatori di morra, dai canti corali o dai versi dei poeti estemporanei”.
Deledda amava l’opera lirica e la musica colta, ma soprattutto le sonorità arcaiche dei cori sardi, che affondano le radici in tempi remoti e che risuonano in Canne al vento, Elias Portolu, Cosima e in molte altre opere. Allo stesso modo, attribuiva grande valore all’artigianato tradizionale e ai manufatti che raccontano il legame profondo tra i sardi e la loro terra: dai vinai de s’iscopile alle tessitrici al telaio, dagli scultori della pietra alle sarte dei costumi. Emblematico è il gesto con cui fece realizzare il suo studio romano da un falegname nuorese, o ancora quando cucì personalmente una stola liturgica con motivi tradizionali da donare allo zio, Monsignor Cambosu.
In questo spirito, nel 2019 l’Associazione Voches ’e Ammentos de Garteddi istituisce il Premiu Mastru ’e Ammentos: un riconoscimento da conferire, nell’ambito delle iniziative dedicate a Grazia Deledda, a personalità che si siano distinte nella valorizzazione e nella promozione della cultura dell’isola, della lingua sarda, delle arti popolari, della musica, della poesia e della letteratura di ispirazione tradizionale.
Il simbolo del Premiu è un’opera dell’artigiano Luca Cosseddu, scolpita nel marmo proveniente dal cono verde e bianco del Monte di Galte, “solcato da ombre e da strisce di sole”. La scultura raffigura un cesto in vimini, il cui intreccio richiama la trama continua della memoria collettiva, e al suo interno due volti rivolti l’uno verso l’altro, a rappresentare il passaggio delle conoscenze antiche di generazione in generazione.
